Italia: Approccio becero e maldestro dei servizi… (febbraio 2020)

Ricevuto 26/02/2020

Italia: Approccio becero e maldestro dei servizi… (febbraio 2020)

Ogni mercoledì, da qualche mese, svolgo la mia attività lavorativa a Firenze, in diversi ambulatori, sparsi in città. Quando ho iniziato, non avendo ancora un sito, le persone arrivavano a me per conoscenza quindi non vedevo quasi nessuno; un giorno un uomo, sulla sessantina, con spiccato accento romano, mi contattò telefonicamente dicendomi di avermi trovata su internet. La cosa mi sembrò strana, non avendo io facebook, né sito, né linkedin, o altro ancora, ma lui continuava a sostenere che la moglie aveva una schermata su facebook dove c’era il mio nome.

Durante la seconda seduta mi mostrò questo foglio stampato, dove effettivamente risultava il mio nome. Uno dei luoghi dove lavoro, sponsorizzando le proprie attività su facebook, aveva riportato anche il mio nome. Quindi, chiarito l’arcano, la diffidenza si attenuò e il tipo cominciò a cercare di farsi ben volere, portandomi biscotti, manufatti dalla moglie e facendomi i complimenti per la mia abilità come terapista, si spacciò come addetto alle risorse umane, quindi abile interprete di linguaggi corporei e trucchetti psicologici, mi chiese anche se volessi un aiuto per sponsorizzarmi su internet, così da arrivare a più persone, perché diceva essere un peccato che nessuno mi conoscesse, mi consigliò inoltre di non avere atteggiamenti di ostilità nei confronti di innovazioni tecnologiche, per il mio bene, e mi prestò pure un libro di programmazione neurolinguistica che accettai per non essere scortese e posteggiai il manualetto per 2 settimane in un cassetto restituendolo intonso al gentile avventore.

Nelle sedute successive pur essendo guarito disse di voler continuare a venire, io gli consigliai di fare attività fisica regolare perché non pensavo avesse grossi problemi fisici, magari un corso di yoga per riuscire a placare anche il suo umore depresso che, vista la situazione familiare raccontatami, era più che comprensibile; mi disse inoltre che si sentiva in colpa per il lavoro che svolgeva, non sopportava di rifiutare l’assunzione di persone intelligenti, per poi dover assumere solo persone malleabili e servili, criticava superficialmente la società con discorsi qualunquisti e scontati, luoghi comuni su luoghi comuni. Puntualizzo che è cosa assai frequente che i pazienti mi vogliano raccontare cose personali ed esprimere opinioni su qualsiasi cosa.

Arriva Natale, e decide di sospendere le sedute terapeutiche, contrariamente a quanto dichiarato, cioè di voler continuare a venire. Verso fine gennaio, mi ricontatta dicendo che ha mal di schiena. Fa solo due sedute, la prima dove dice di aver trovato un gran sollievo, e la seconda, l’ultima, dove arriva con i soliti biscotti casalinghi, poi comincia a rispondere alla mia domanda sul suo stato di salute dicendo: «Eh… e come va? Male va… non so chi sei». Mi metto a sedere su suo invito, dall’altra parte della scrivania, lo guardo dubbiosa, lui continua: «Eh Ila’, sai… ho amici al ministero degli interni, so’ de Roma e con il lavoro mio… t’avevo parlato del mio amico, che volevo mandà da te, io parlo sempre a tutti de te, m’hai guarito… insomma senza giracci troppo intorno, ‘sti ragazzi dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna, so’ dei bravi ragazzi, te lo posso assicura’ credimi… vorrebbero parla’ con te, che glie dico?». Rispondo con la freddezza che mi è permessa, poca, chiedendo di spiegarsi meglio, gli chiedo che cosa gli avesse detto di me, e continuo a fingere di non capire perché questi “bravi ragazzi” vogliono parlare proprio con me. Lui continua: «Vedi, gli ho detto che sei un’interna, molto catch down, sei una che non te sfugge niente, sei una che sa fa’ le cose…». Insisto chiedendo che vuol dire interna o catch down, lui risponde che sono linguaggi per addetti ai lavori, continua con una serie di aggettivi come introspettiva, chiusa, difficile a comprendere, criptica, e non mi ricordo… io continuo dicendo che questo non mi sembra costituire motivo per far venire qualcuno dell’AISI da Roma a Firenze per parlare con me. Lui continua: «A’ Ila’ tu me conosci, m’hai visto pure in mutande, lo sai che so’ sincero, te consiglio de parlacci, per il tuo bene…». Ho pensato che riuscire a rimanere ancora calma, non rispondere a tale provocazione sarebbe stato come dice Calvino, pretendere di far passare il mare in un imbuto, quindi gli fatturo le sedute e lo faccio uscire dicendogli di non volerlo mai più rivedere, il tipo mi dice che non vuole rinunciare alle mie cure, che ho frainteso, che lui non c’entra niente e bla bla bla… Chiudo la porta alle sue spalle, spero definitivamente.

Questo resoconto vuole essere più preciso possibile, non reputo utile aggiungere alcun ulteriore commento, penso sia utile invece che i compagni siano a conoscenza di quanto accaduto. Per l’anarchia sempre.

Ilaria da Firenze

[Tratto da roundrobin.info].

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