Grecia: Solidarietà a Cesare Battιsti

Ricevuto 31/01/2019

Siccome il silenzio di fronte ai crimini della democrazia è un consenso,
così la mancanza di azione nei confronti della propaganda fascista e delle loro azioni è complicità

Alle ultime elezioni sono stati proclamati vincitori, in Italia e in Brasile, due fascisti: Matteo Salvini e Jair Bolsonaro, rispettivamente.

Le posizioni politiche e visioni fasciste di Bolsonaro non potrebbero essere descritte meglio che dalle sue stesse parole:

“E’ una vergogna essere un datore di lavoro in questo paese con tutti questi diritti per i lavoratori”

“Il lerciume del pianeta arriva in Brasile come se non avessimo già abbastanza problemi da risolvere”

“Non combatterò o farò discriminazioni, ma se dovessi vedere due uomini che si baciano per strada li attaccherò”

“Sono a favore di una dittatura. Non risolveremo mai i veri problemi della nazione con questa democrazia irresponsabile”

“Sono a favore della tortura, e lo sapete”

“Non ti stuprerei perché non ne vale la pena”

“Non mi azzardo a pensare che i miei figli possano avere relazioni con donne di colore o possano diventare gay. I miei figli li ho cresciuti molto bene”

L’amico di Bolsonaro, nonché primo ministro italiano, Matteo Salvini ha annunciato guerra nei confronti degli immigrati già dal primo giorno di mandato del suo governo. Ha impedito l’accesso nei porti italiani alle navi che trasportano immigrati, ha minacciato la chiusura di porti e aeroporti in caso di ritorno di immigrati dalla Germania, ha dichiarato infine che l’Italia appartiene solamente agli italiani. Già da tempo è significativa e accettata la presenza di fascisti in diverse città italiane ed ultimamente si è verificato un aumento degli episodi di violenza nei confronti degli immigrati.

Salvini si è complimentato fin dall’inizio con Bolsonaro per la sua vittoria, con la promessa che l’amicizia tra i loro rispettivi governi si consoliderà nel tempo: di fatti ciò è stato dimostrato dalla vicenda che ha visto protagonista il comunista italiano Cesare Battisti, consegnato quasi immediatamente allo Stato Italiano dopo anni di protezione dal parte dell’ex-presidente brasiliano.

Gli stati sono gli unici terroristi

Cesare Battisti fu membro dei PAC (Proletari Armati per il Comunismo) durante in periodo cosiddetto degli “anni di piombo”. Arrestato nel 1979, in seguito tradito da alcuni suoi ex-compagni in cambio di uno sconto di pena. Due anni dopo, con l’aiuto della sua organizzazione, riuscì ad evadere e rifugiarsi inizialmente il Francia (dove fu inoltrato un mandato di cattura) ed in seguito in Messico e in Brasile (dove gli fu concesso asilo politico).

Battisti è stato condannato in contumacia all’ergastolo, perché giudicato responsabile di quattro omicidi avvenuti per mano dell’organizzazione (un maresciallo stupratore, un gioielliere, un macellaio neonazista e un agente della DIGOS). Egli nega le accuse nelle modalità a lui presentate.

Per anni Battisti si è dedicato alla pubblicazione di libri di letteratura e all’organizzazione di festival, nonostante tutto il mandato di cattura nei suoi confronti rimane un caposaldo delle relazioni diplomatiche tra Brasile e Italia.

Nel 2005 venne a galla il caso del tentato sequestro di Battisti da parte del Dipartimento di Studi Strategici Anti-Terrorismo (DSSA), un’organizzazione paramilitare della polizia italiana creata da Gaetano Saya, leader del gruppo neofascista Nuovo MSI, e da Riccardo Sindoca, entrambi membri dell’Unione Nazionale Forze di Polizia e membri dell’associazione Gladio, organismo paramilitare della NATO.

Il contorto sviluppo della condanna di Cesare Battisti si pone come risultato della tensione del totalitarismo sia in Italia che in Brasile: il 14 gennaio viene arrestato in Bolivia e consegnato dal governo Bolsonaro all’Italia. Il figlio stesso di Bolsonaro commenta l’evento come “…un piccolo regalo a Salvini” riconfermando le relazioni del padre con la Lega, mentre il ministro della giustizia Alfonso Bonafede riferisce che “…l’Italia potrà camminare a testa alta in mezzo agli altri paesi del mondo”.

Non è la prima volta che lo Stato Italiano soffre di manie e fissazioni repressive, dato che nel corso della storia preme continuamente affinchè gli vengano riconsegnati gli avversari politici sfuggiti agli arresti (come ultimi esempi per quanto riguarda la Grecia ricordiamo gli accusati dell’organizzazione SPF che spedirono pacchi-bomba a Berlusconi e i cinque studenti arrestati durante la manifestazione NoExpo a Milano).

D’altronde non è la prima volta che gli Stati collaborano per legislature e strategie antiterroristiche. Dunque, di fronte alla repressione e alle collaborazioni degli Stati, mandiamo la nostra solidarietà ai rivoluzionari carcerati e ai perseguitati politici demolendo i confini e le mura delle prigioni.

Solidarietà a Cesare Battιsti

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